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Gli aspetti economici e sociali

La qualità della vita urbana dipende anche da fattori di carattere economico e sociale: oggi una comunità “economicamente forte” deve ridefinire le modalità attraverso cui garantire posti di lavoro, reddito, ricchezza e sicurezza, aspetti che caratterizzano lo sviluppo economico in senso tradizionale, secondo logiche che devono tutelare l’ambiente, migliorare le infrastrutture collettive, valorizzare le capacità locali e rafforzare il tessuto sociale nel rispetto delle identità culturali.1

Queste considerazioni valgono sia per i paesi economicamente avanzati, sia per i paesi in via di sviluppo dove il problema del miglioramento della qualità dell’ambiente urbano pone ulteriori questioni: in città che crescono in alcuni casi anche al ritmo del 5% all’anno,2 ed i cui abitanti appartengono in buona parte alle fasce più povere della popolazione, il sistema delle infrastrutture difficilmente può essere in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di un numero di abitanti in continua crescita. Per queste città il miglioramento dell’ambiente urbano passa necessariamente per uno sviluppo economico e sociale locale che consenta di promuovere politiche a sostegno del sistema delle infrastrutture pubbliche e che affrontino l’endemica carenza di abitazioni. In termini di sostenibilità l’indispensabile miglioramento delle condizioni di vita delle aree più povere del pianeta pone questioni rilevanti: è necessario infatti sostenere i paesi più poveri affinché adottino strategie che consentano di intervenire sulla qualità della vita dei propri abitanti senza però produrre ulteriori forme di degrado ambientale.

Non è possibile infine sottovalutare gli aspetti di natura sociale: il mantenimento della coesione sociale in agglomerati urbani le cui dimensioni sono in continua crescita è una questione che coinvolge a diversi livelli tutte le città.3

La coesistenza nelle grandi città di una grande ricchezza e di un’estrema povertà produce preoccupanti condizioni di disuguaglianza: nei paesi ricchi come in quelli più poveri, tende a svilupparsi un’economia a due velocità che porta all’aumento del numero di persone che vivono in condizioni di vita inaccettabili. Le difficoltà economiche, che accomunano sempre più ampie fasce di popolazione, e sono spesso associate al crescente aumento dei livelli di disoccupazione, unite a situazioni di isolamento sempre più frequenti, fanno aumentare i rischi di marginalizzazione delle popolazioni più deboli.4

Insicurezza, tensioni etniche, reazioni identitarie, rottura della solidarietà e progressivo impoverimento rischiano di produrre nelle città una progressiva segregazione socio-spaziale che, nei casi più estremi, da un lato porta alla definizione di veri e propri quartieri “protetti” caratterizzati da “comunità chiuse” i cui abitanti cercano di difendersi dai pericoli esterni circondandosi di persone “simili”, dall’altro genera i ghetti come risultato di fenomeni di segregazione che spesso assumono una connotazione etnica, o gli slum che si sviluppano al di fuori di qualunque forma di legalità e dove le persone sono “ammassate” senza nessun senso urbanistico e prive di servizi fondamentali.

È necessario quindi recuperare quella che è stata la natura originaria della città: un luogo di incontro e scambio, nel quale si sono create condizioni favorevoli alla convivenza. Nella storia le città, in particolare quelle europee, sono infatti state pensate e progettate per articolare ed integrare le diverse sfere della vita individuale e collettiva divenendo il contesto adatto a sviluppare relazioni sociali. Le città attuali, a causa di innumerevoli fattori, connessi anche alle scelte della pianificazione urbana, hanno perso la loro specificità di habitat della socialità.5 È necessario pertanto recuperare l’idea di comunità e ripensare le città come luoghi che devono offrire spazi e tempi per ricreare una fitta rete di interazioni sociali tra differenti generazioni e culture. Una città che quindi supera la rigida divisione per funzioni nella prospettiva di creare o ricreare quartieri caratterizzati da mescolanza funzionale e sociale.

A cura di Alice Benessia, Maria Bucci, Simone Contu, Vincenzo Guarnieri.

1 Mark Roseland, Lena Soots, Rafforzare le economie locali, in Worldwatch Institute, State of the world 2007, Edizioni Ambiente, Milano, 2007.

2 Worldwatch Institute, State of the world 2007, Edizioni Ambiente, Milano, 2007.

3 Paul Blanquart, Un Histoire de la ville. Pour Repenser la société, La Découverte, Paris, 2004.

4 Jacques Véron, L’urbanizzazione del mondo, Il Mulino, Bologna, 2008.

5 Mauro Magatti (a cura di), La città abbandonata, Il Mulino, Bologna, 2007.


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