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Le origini dell’ipotesi Gaia

Il ricercatore che per primo ha introdotto il concetto di Gaia si chiama James Lovelock, un chimico analitico inglese. È stato l’ideatore dell’Electron Capture Detector, un apparato che se è rivelato fondamentale per la rivelazione di particolari sostanze chimiche (tra cui i residui dei pesticidi impiegati in agricoltura). Nel 1961 viene reclutato dalla NASA per collaborare al progetto di esplorazione della Luna e per seguire un progetto che prevedeva lo studio della composizione chimica dell’atmosfera di Marte per determinare l’eventuale presenza di forme di vita. Quando Lovelock nel corso delle sue ricerche prende in considerazione l’atmosfera terrestre si rende conto di un fenomeno particolare non osservato nell’atmosfera degli altri pianeti: le componenti chimiche presenti non si trovano in uno stato di equilibrio, cioè esistono determinate sostanze che non avrebbero dovuto essere presenti alle concentrazioni osservate. Ciò che più sorprendeva era la presenza contemporanea di metano e ossigeno, due gas che tra loro reagiscono producendo anidride carbonica e acqua. Affinché i due gas siano presenti alla concentrazione costante osservata è necessario ipotizzare la presenza di un fenomeno che li rifornisca continuamente all’atmosfera. Questo fenomeno non poteva che essere attribuibile alla vita sulla Terra. Per la prima volta il nostro pianeta viene concepito come un complesso organismo vivente che Lovelock battezza con il nome di Gaia. Siamo nel 1968 e lo stesso ricercatore definisce Gaia come “un’entità complessa che coinvolge la biosfera, l’atmosfera, gli oceani e il suolo sulla terra; la totalità costituisce un sistema cibernetico o con retro-azione che crea un ambiente fisico e chimico ottimale per la vita su questo pianeta”.

A cura di Alice Benessia, Maria Bucci, Simone Contu, Vincenzo Guarnieri.


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