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Stabilità e biodiversità

Ad un certo punto della sua evoluzione, che alcuni studiosi attribuiscono al periodo dei filosofi greci (Pitagora, Parmenide, Platone, ecc.), quindi più di duemila anni fa, inizia a dominare una visione della natura come di una immensa e perfetta macchina realizzata da Dio. L’uomo vedeva nel mondo che lo circondava l’imperfezione, ma in realtà, secondo questa concezione, esistono regole e simmetrie nascoste che, grazie all’uso della ragione, si è in grado di svelare e dominare. Questa visione meccanicista e “dominatrice” nei confronti della natura ha caratterizzato profondamente la cultura occidentale, alimentando le grandi conquiste scientifico-tecnologiche avvenute successivamente durante la rivoluzione scientifica del Seicento (Galileo, Newton, ecc.) e che hanno sostenuto la rivoluzione industriale avvenuta negli ultimi duecento anni. La devastazione degli ecosistemi, l’impiego nel giro di brevissimo tempo delle riserve di petrolio che Gaia ha impiegato milioni di anni a produrre, l’emissione di gas serra nell’atmosfera con la compromissione delle capacità del pianeta di mantenere costante la sua temperatura, la perdita della biodiversità, la crescente divergenza tra popolazioni ricche e popolazioni povere, tra sovranutriti e sottonutriti, le guerre, sono in qualche modo riconducibili alla visione meccanicista che ha forgiato il pensiero occidentale dominante oggi a livello globale.

A cura di Alice Benessia, Maria Bucci, Simone Contu, Vincenzo Guarnieri.


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