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Strategie di mitigazione e adattamento (ad alta potenza)

Nel giro di pochi anni, si è passati da una difficoltà a definire ed accettare l’esistenza del problema del cambiamento climatico globale, alla presa d’atto che una soluzione definitiva non esiste. Si tratta oggi di contenere i danni e di non innescare reazioni di feed back positivi che possano portare ad un drammatico e repentino collasso degli ecosistemi che ospitano la vita sul pianeta, compresa la nostra.

In effetti, la crisi climatica è attualmente affrontata nei termini di limitazione del fenomeno (la cosiddetta mitigation nella letteratura anglosassone) ed in quelli di adattamento (adaptation) al fenomeno stesso.

Per limitazione si intende la serie di interventi finalizzati alla riduzione o eliminazione a lungo termine dei rischi e pericoli legati al cambiamento climatico1. L’adattamento è la capacità di un sistema di reagire a un cambiamento moderando i potenziali danni, prendendo vantaggio dalle nuove opportunità e fronteggiando le conseguenze.

Sia la limitazione sia l’adattamento sono concepiti e realizzati attraverso due tipologie di strategie distinte. Rispetto alle seconde, le prime, cosiddette ad alta potenza, propongono interventi che non mettono significativamente in discussione la struttura del sistema industriale globalizzato e si concentrano dunque su interventi normativi e tecnologici in grado di aumentare l’efficienza energetica e di sostituire l’utilizzo dei combustibili fossili senza diminuire sostanzialmente la quantità di energia e materia complessivamente utilizzate per sostenere il sistema. La privatizzazione dell’atmosfera attraverso la compravendita del diossido di carbonio e delle emissioni, proposta nei meccanismi del trattato di Kyoto e nel rapporto Stern2, il riemergere dello sviluppo di tecnologie fondate sull’energia nucleare e le pianificazioni su ampia scala di centrali eoliche e solari rientrano in tale opzione di limitazione del problema. È questo lo scenario di ciò che viene spesso definito come “sviluppo sostenibile”. In tale contesto, per limitare i danni da cambiamento climatico, i paesi in via di sviluppo devono essere messi nella condizione di accelerare i tempi di transizione verso il sistema industriale proposto dalle strategie ad alta potenza. Si tratta dunque, ad esempio, di aumentare la capacità di adattamento climatico di tali paesi e popolazioni estendendo l’utilizzo di sementi geneticamente modificate, in grado di resistere agli stress ambientali, o di diffondere, più in generale i metodi dell’agricoltura intensiva industriale, debitamente ‘ripuliti’ il più possibile dalla dipendenza dagli idrocarburi3.

Sempre nell’ambito delle soluzioni di limitazione ad alta potenza rientrano le cosiddette tecnologie di ingegneria del clima (climate engeneering) e di ingegneria planetaria (geoengeneering), attraverso le quali si propongono soluzioni per ‘ripulire’ l’atmosfera dalla CO2 o per ridurre l’effetto serra. Si tratta di soluzioni che implicano ancora una volta l’essenziale mantenimento dello status quo senza affrontare il problema alla radice. Le maggiori controindicazioni di tali tecnologie sono i loro effetti a catena sugli ecosistemi locali e globali, e i loro costi e rischi non tanto di realizzazione, quanto di mantenimento a tempo indeterminato. Gli interventi diretti sull’atmosfera prevedono, ad esempio, l’utilizzo di aerosol sub-microscopici a base di solfato per riflettere la luce solare, al fine di raffreddare l’atmosfera, oppure la messa in orbita di migliaia di lenti della larghezza approssimativa di sessanta centimetri ognuna in grado di deflettere la luce solare, o ancora la ‘cattura’ alla fonte della CO2 emessa dalla grandi industrie e la sua immissione in serbatoi sotterranei nella litosfera (la cosiddetta carbon sequestration). Un intervento sugli oceani, sperimentato negli Stati Uniti sotto il nome di progetto IRONEX, prevede la contaminazione delle acque con particelle di ferro in grado di accelerare lo sviluppo del fitoplacton, in grado di fissare la CO2 per fotosintesi.


1 Per maggiori dettagli si veda Vandana Shiva, Ritorno alla Terra, Roma: Fazi Editore, 2009.

2 Si veda a tal proposito le schede su energia e alimentazione.

A cura di Alice Benessia, Maria Bucci, Simone Contu, Vincenzo Guarnieri.


8 interventi  
  • john ha scritto:
    16 ottobre 2014 alle 12:14
  • Claire ha scritto:
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  • Adrian ha scritto:
    21 ottobre 2014 alle 22:07

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